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Trento, 13 giugno 2016
VIOLENZA SULLE DONNE
«Femminicidi, la politica deve intervenire subito»
Lucia Coppola: «L’educazione al rispetto tra i sessi ed all’affettività deve iniziare
dalla scuola. È grave non avere approvato nemmeno la legge sull’omofobia»

«Bullismo e prevaricazione iniziano dalla materna, ed è compito delle istituzioni educare»
dal Trentino di lunedì 13 giugno 2016

La sequenza di croci delle donne uccise dai propri mariti, compagni, familiari non conosce sosta. Sul Trentino di ieri è stato il direttore Alberto Faustini a ricordare i numeri della strage: 156 donne accoltellate, strangolate, bruciate dall’inizio del 2015, 59 nei primi mesi del 2016: più di una ogni tre giorni. Il rischio è che ci si abitui anche a questa mattanza, che la si consideri ormai routine. Ed invece, come ha invitato ieri Faustini da queste pagine, si deve reagire, per dire basta alla strage con l’impegno di tutti: delle donne certo, ma anche degli uomini.

E soprattutto della classe politica che deve trovare il modo di educare al rispetto di tutti ed al rapporto paritario tra i sessi, per una rivoluzione culturale che modifichi l’atteggiamento di possesso che molti uomini hanno ancora nei confronti delle donne. Abbiamo chiesto a Lucia Coppola, esponente politica trentina (nei Verdi) con un passato di lotte per l’emancipazione femminile ed ora anche rappresentante istituzionale (è presidente del consiglio comunale di Trento), di intervenire su questo tema.

Le cifre parlano chiaro: il femminicidio è all’ordine del giorno. Donne uccise dai compagni e mariti continuano a riempire le pagine delle cronache. Cosa può fare la politica (e non fa) per fermarla?
È una riflessione che ho sempre presente, perché sembra impossibile che nonostante le donne abbiano ottenuto tante conquiste, queste sono rimaste sulla carta. Il diritto al voto di settant’anni fa, le riforme della Costituzione e delle legge elettorali per promuovere la parità d’accesso alla politica, nei fatti non hanno portato alla parità di diritti sul lavoro, nella vita pubblica, nei posti dirigenziali.
Del resto, anche in Trentino il quadro non è dei migliori, basti pensare a quanto è successo negli ultimi mesi in consiglio provinciale: non si è riusciti ad approvare la legge sull’omofobia che promuova il rispetto dei diversi orientamenti sessuali e rimuova le conseguenti discriminazioni.
Non solo, con la legge sulla Buona scuola è passata la possibilità che le lezioni sull’omofobia possano essere facoltative.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entri la legge sull’omofobia e sulla doppia preferenza di genere nelle liste elettorali con i femminicidi.
Invece sono questioni che si collegano tutte insieme. Penso prima di tutto che se ci fossero state più donne in consiglio provinciale la legge sull’omofobia sarebbe passata. Il problema è che vedo un arretramento su tutti i fronti, a livello d’informazione, a livello di partecipazione alla vita politica, a livello di rispetto per l’altro sesso.
Nona caso gli uomini che uccidono le proprie donne sono in media tra i trenta e i cinquant’anni. Qui manca ancora una cultura all’affettività ed al rispetto dell’altro e questa non può che iniziare con la scuola.

Eppure le iniziative per rimuovere le discriminazioni di genere sono da tempo una realtà nelle scuole. Non sono sufficienti?
Quello che manca è l’educazione sessuale, che deve iniziare, pur con modalità diverse, fin dalla scuola materna. Il bullismo inizia fin da bambini, perché quest’ultimi riflettono atteggiamenti che vedono in famiglia.
Anche l’uso dei social network porta ad atteggiamenti di sessualità cosiddetta anticipata, ed i genitori si trovano spesso impreparati a gestire tali situazioni. L’educazione sessuale in tutta Europa è materia d’insegnamento da tempo.
Vedo inoltre, una diffusa ignoranza da parte delle giovani generazioni rispetto ai comportamenti sessuali a rischio. Non a caso sono in ripresa le gravidanze precoci e le malattie trasmesse sessualmente, come l’Aids. L’educazione sessuale deve essere istituita da normative precise.

Cosa può fare lei, nel suo ruolo di presidente del consiglio comunale?
Faccio parte del comitato “Non ultimi”, formato da donne di tutte le formazioni politiche (tra le più attive ci sono Giulia Robol del Pd e Donatella Conzatti dell’ Upt) per la raccolta di firme per sostenere la legge per la doppia preferenza di genere. In questi giorni il comitato sta lavorando molto, per incontrare consiglieri comunali e cercare il consenso sulla legge che prevede l’obbligo di indicare nelle due preferenze candidati di genere diverso. Anch’io proporrò a breve una mozione per sostenere il ddl che porta la firma di Maestri e Bezzi, perché la battaglia deve essere trasversale ai partiti. Preciso che la battaglia per creare una nuova cultura di risoluzione dei conflitti, attraverso il rispetto e il dialogo non ha colore politico, la responsabilità è di tutti.

 

      Lucia Coppola

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